Letteratura

Andrea Camilleri: seduto in una piazza a raccontare storie

di Alessia S. Lorenzi

Andrea Camilleri, uno dei maggiori romanzieri italiani contemporanei, ci ha lasciato e il mondo intero piange la sua scomparsa. Ma chi era Andrea Camilleri?

“Se potessi, vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio cunto passare tra il pubblico con la coppola in mano.”

“Io sono un cantastorie”, diceva infatti nel descrivere il proprio lavoro.

Questa frase racconta perfettamente chi era Andrea Camilleri: un uomo umile che amava raccontare la sua Sicilia con lo sguardo innamorato e triste nello stesso tempo. Raccontava la sua gente, le sue meraviglie, le sue contraddizioni e il suo dialetto con quella sua straordinaria capacità di comunicare.

Molto attesa dai lettori è la pubblicazione di alcuni suoi libri postumi.

L’ uscita del nuovo libro era prevista per l’autunno. È un testo sulla scrittura. A seguito della sua morte la pubblicazione potrebbe slittare. Un saggio, di cui l’autore doveva ancora decidere il titolo.

Il secondo libro postumo di Camilleri sarà invece un romanzo molto atteso dai lettori.

Il volume conterrà l’uscita di scena del commissario Montalbano e, per volontà dello stesso autore, sarà pubblicato solo adesso, dopo la sua morte.

Si potrà leggere l’ultimo capitolo dedicato al leggendario commissario. E la fine di Montalbano coinciderà per sempre con quella del suo “papà”, scrittore da 60 mila copie a libro.

Nonostante non ci vedesse più da tempo, Camilleri continuava imperterrito a scrivere, a creare, a mescolare realtà e fantasia in un mondo tutto suo che sembrava più reale che mai, come l’immaginario comune di Vigata, nell’irreale provincia di Montelusa.

Il suo celebre personaggio del commissario Montalbano ha avuto un successo strepitoso, molto amato  anche all’estero, dove è stato tradotto in 120 lingue.

Col commissario Montalbano, lui racconta quella sicilianità genuina, fatta di gesti, di parole, di stile di vita. Racconta la sua terra che sembra quasi sospesa, in bilico tra il passato e il presente, con le sue mille difficoltà, ma con la grande voglia di riscatto e di rinascita.

Si è scritto tanto in questi giorni del maestro Camilleri, la sua vita, i suoi scritti, i suoi successi e io non voglio aggiungere altro, mi piace raccontare la sua vita attraverso le sue citazioni, le sue riflessioni più significative che raccontano tanto della persona che era.

“Mentre il rigore morale e l’onestà non sono contagiosi, l’assenza di etica e la corruzione lo sono, e possono moltiplicarsi esponenzialmente con straordinaria velocità.”

Una frase che descrive perfettamente il suo desiderio di una società più onesta e meno corrotta.

Tratta dal suo libro “Segnali di fumo” (foglietti di poche righe cui lo scrittore affidava i suoi pensieri, le sue osservazioni su quello che accadeva), esprime la sua profonda indignazione per la mancanza di etica, per la corruzione, per quel populismo rozzo e per gli insulti dei tanti “politici senza onore” che “hanno prodotto solo fame, disoccupazione, scontro sociale e impoverimento del Paese”.

Sempre da “Segnali di fumo”, quasi pensieri in libertà, è tratta questa frase:

“Bisogna guardare la tv portandosi appresso un paracqua ideale che permetta al nostro cervello di restare asciutto e lucido, di non inzupparsi di tutte le informazioni distorte, contraffatte, alterate, finalizzate che ci vengono propinate.”
Questo per sottolineare come la tv, i giornali tendino troppo spesso a condizionare chi ascolta o legge, con innumerevoli notizie distorte che portano a vedere la realtà difforme da quella che è. E, sempre sullo stesso tema aggiunge: Fatevi condizionare il meno possibile da una società che finge di darci il massimo della libertà”,una specie di avvertimento sulle trappole di una società che finge la presenza di una libertà “inesistente”.

“La perdita della solidarietà dell’uomo con l’uomo è gravissima, sta cambiando il nostro dna e non so spiegarmene le ragioni.”

Anche con questa frase, tratta da “Il Sole 24 ore”, si evidenzia la sua amarezza, il suo dispiacere per l’indifferenza della gente nei confronti degli altri, la mancanza di umanità e, solidarietà che porta all’indurimento del cuore.

E scorrendo ancora le innumerevoli frasi tratte dai suoi libri o da interviste rilasciate a varie testate, troviamo questa significativa riflessione, sempre da “Segali di fumo”:   

 “Una volta un raccomandato veniva considerato per quello che veramente era, e cioè un tale che, non riuscendo a farcela con le proprie forze, pregava un santo in paradiso di dargli una spintarella. Oggi invece l’essere raccomandati è come uno status symbol e il raccomandato si affretta a farlo sapere in giro.”


Anche in questa frase si evince il rammarico per  la piaga moderna dell’Italia degli aspiranti “lavoratori”, dove le “conoscenze giuste”, la parola “dell’amico dell’amico” giocano un ruolo determinante nel favorire un soggetto, piuttosto che un altro che ne avrebbe più diritto, nella procedura di selezione o di accesso al lavoro.

Sono tanti gli spunti di riflessione racchiusi nelle sue frasi, nei righi rubati ai suoi libri o tra le parole spese in qualche intervista, ma Andrea Camilleri è tanto altro e lo spazio di questa rivista non sarebbe sufficiente a contenerli tutti, ma sicuramente tornerò a parlare del maestro Camilleri perché ha ancora tanto da dire e da raccontare.

Non vedo, ma sogno!” Aveva detto in una recente intervista ironizzando sulla sua cecità e noi lo immaginiamo in un mondo migliore, fatto di sogni fantastici e di lealtà e onestà come avrebbe voluto che fosse il nostro Paese.