Letteratura

Dieci anni senza Edoardo Sanguineti

Pierluigi Finolezzi

Edoardo Sanguineti

Dieci anni fa, il 18 maggio 2010, ci lasciava Edoardo Sanguineti. Poeta poliedrico, romanziere, saggista, critico e drammaturgo, Sanguineti è stato una figura di rilievo nel panorama letterario italiano del secolo scorso. Lo scrittore ha attraversato tutte le tendenze letterarie del secondo Novecento, dapprima impiegando un linguaggio sperimentale che metteva in risalto la crisi ideologica della borghesia e infine approdando ad una poesia dagli esiti originalissimi e fortemente comunicativa, aperta verso registri ironico-parodistici e proiettata verso una lingua colloquiale e quasi diaristica.

Sanguineti fu il più acuto teorico della Neoavanguardia, una tendenza sperimentale molto diversa da quella pasoliniana e degli intellettuali di “Officina”. Alla base di questo nuovo movimento vi era il rifiuto delle forme e degli stili della tradizione, il disprezzo per la società borghese e l’orientamento verso originalissime eversioni linguistiche.
Buona parte dei neoavanguardisti si riunì nel Gruppo 63 e teorizzò la nuova poetica nell’antologia I Novissimi. Poesia per gli anni sessanta (1961), alla quale contribuirono, oltre a Sanguineti, Elio Pagliarini, Antonio Porta, Nanni Balestrini e Alfredo Giuliani che ne fu anche il curatore. I cinque poeti rifiutarono sia l’esperienza ermetica e simbolista sia quella neorealista e assunsero come modelli Pound ed Eliot, aderendo all’ideologia marxista e non restando passivi alle novità introdotte in ambito psicoanalitico e linguistico.

Sanguineti fu tra i membri del gruppo il più politicamente attivo, tanto da vantare una fervida militanza tra le fila del Partito Comunista e un’elezione a deputato nel 1979. Inoltre con la raccolta Laborintus riuscì sin dal 1956 ad approdare in anticipo allo sperimentalismo neoavanguardistico, teorizzato poi successivamente dal Gruppo 63. Con quest’opera di esordio il poeta pone al centro dell’attenzione quelle strutture linguistiche e quelle forme letterarie che altri autori impiegavano come semplici strumenti espressivi. Con furore distruttivo Sanguineti intende dimostrare la loro falsità celata e svelare l’orrore e lo squallore della civiltà capitalistica che crede di aver forgiato il nuovo cosmo contemporaneo. Il caos riprodotto sulla pagina e la difficoltà di comprensione del testo diventano lo strumento di denuncia attraverso il quale la poesia e il linguaggio mettono al bando loro stessi come momento di inautenticità e di insensatezza. I modelli tradizionali sono rigettati o fusi disordinatamente in un unico composto, dove i versi appaiono informi e privi di ritmicità e il testo si presenta come un crogiuolo di lingue diverse, di citazioni razziate da Dante, Eliot, Pound e Joyce, piuttosto che come un componimento vero e proprio. Alla luce di quanto detto, non sorprende che Sanguineti amasse definirsi “scrittore rivoluzionario”, addossandosi il compito di sabotatore del meccanismo della letteratura e di distruttore delle regole letterarie. Nel componimento incipitario si nota già l’azione del poeta tesa ad annichilire il sublime e la soggettività lirica, per far posto alla Palus Putredinis: il mondo contemporaneo si presenta come una putrida palude dove anche la poesia non può che ridursi a magma.

Il carattere distruttivo e negativo di Laborintus è poi superato e bilanciato con la produzione immediatamente successiva. Alla stagione della demistificazione e della denuncia del capitalismo si sostituisce quella della ricerca di un’alternativa e del materialismo fisiologico. I versi di Erotopaegna (1960) e di Purgatorio dell’Inferno (1964) mostrano un nuovo desiderio di comunicare contenuti positivi e maggiormente ottimistici. Lo sperimentalismo non viene meno, ma questa volta tende verso toni più ironici e satirici, dove forte è l’influenza della poesia crepuscolare e l’apertura verso le più moderne forme artistiche. Tutta la produzione poetica sanguinetiana è confluita nel 2004 nell’antologia complessiva Mikrokosmos che ha messo insieme le precedenti raccolte Segnalibro-Poesie 1951-1981 del 1982 e Il gatto lupesco del 2002.

Sanguineti ha contribuito anche a rivoluzionare il romanzo italiano. Agli anni Sessanta risalgono le sue due opere più importanti Capriccio italiano e Il Giuoco dell’oca. Anche alla narrativa è applicato lo sperimentalismo neoavanguardistico con lo smontaggio delle forme tradizionali e la predilezione ora per un astrattismo demistificatorio e ora per un realismo degradato e grottesco dove a fare da padrone è l’onirismo. La centralità della sua figura nel mondo accademico italiano gli ha consentito di essere un protagonista di prestigio nel dibattito critico-letterario. Tra i suoi studi si ricordino quelli sull’Orlando Furioso dal quale è nata anche una messinscena teatrale, quelli su Gozzano e quelle innovative e molto originali su Dante e la Divina Commedia.