Editoriale N. 13

Foto di Aarón Blanco Tejedor su Unsplash

L’alterità: appartenere e costruire


Di Renato De Capua


“La poesia tende a un Altro,
ha bisogno di questo
Altro, ha bisogno di qualcuno a fronte.
Lo cerca, riconosce di appartenergli.
Ogni cosa, ogni essere è per la poesia,
che verso l’Altro si volge,
una forma di questo Altro”.
(Paul Celan)

Ogni volta che proviamo a raccontare o a scrivere qualcosa, a prescindere da quale possa essere il settore, la tematica e il punto di vista da cui s’interroga la realtà, siamo consapevoli d’incontrarci-scontrarci con l’Altro e l’alterità, con il “diverso”, al quale, con la dovuta estraneità, talvolta ci rivolgiamo. Alcuni, sentendo che questo numero di “Clinamen” era dedicato all’alterità, mi hanno chiesto di spiegarne il significato e di motivarne la scelta. Per la prima domanda, faccio ricordo all’Enciclopedia Treccani che sapientemente spiega l’etimo e il lemma:

alterità s. f. [dal lat. tardo alterĭtas -atis, der. di alter «altro»]. – Nel linguaggio filosofico, il carattere di ciò che è o si presenta come «altro», cioè come diverso, come non identico; anche in espressioni della sociologia: a. culturale, diversità di tradizioni rispetto a quelle dominanti o autoctone.

Per quel che concerne il secondo quesito, abbiamo ritenuto opportuno soffermarci sulla poliedrica diversità che compone, determina e rende tangibile la realtà, su quanto il concetto di “altro” possa essere diverso per ognuno di noi, come testimoniano le scelte argomentative diverse di ciascun articolista. È proprio da questa diversità di fondo e dall’apporto individuale alla crescita costruttiva di una realtà, che può nascere un arricchimento reciproco tra coloro che scrivono e tra coloro che leggono; il bello della scrittura e della lettura è questo: essere un dialogo ad personam, ma con l’inclinazione verso un avvenire, che si apre ad altri scenari, a nuove parole, proprio come magistralmente espresso da Paul Celan (1920-1970); che fa coincidere la Poesia alla ricerca tensiva dell’altro, per cercare di appartenere e di mutare ancora; per essere vivo, riconoscibile in una realtà complessa, ma che tende alla monotonia; per essere ancora, appartenenza e costruzione di sé.