Editoriale N. 14

Muchacha en la ventana – Salvador Dalí, 1925

Resistere al contagio

Di Renato De Capua

Il nostro tempo, come dimostrato dalla realtà, sta vivendo un momento complesso, contraddittorio, inaspettato. Nessuno avrebbe mai immaginato, nell’orizzonte del possibile, che un nemico invisibile, chiamato Co-Vid19, potesse mettere in ginocchio l’intera struttura del nostro Paese e con essa le nostre certezze.
Il virus ha forse ricordato all’uomo di essere uomo, che ciò che ritiene fermo e ben saldo, è facilmente mutabile, che anche gli eventi ben pianificati, possono finire alla deriva. Tutto, in questo meccanismo ineffabile, viene sbalzato, sovvertito; gli equilibri mutano, ci si rieduca a vivere per resistere al contagio, per essere tra coloro che “nonostante tutto, ce l’hanno fatta”.

Così, ritorna attuale l’interrogativo e la risposta elaborati dal filosofo Blaise Pascal (1623-1662):

“Che cos’è in fondo l’uomo nella natura? Un nulla rispetto all’infinito, un tutto rispetto al nulla; un qualcosa di mezzo tra il niente e il tutto. Infinitamente lontano dall’abbracciare gli estremi, la fine delle cose e il loro principio gli sono invincibilmente nascosti in un impenetrabile segreto, ed egli è ugualmente incapace di vedere il nulla da cui è stato tratto e l’infinito dal quale è inghiottito”.

Effettivamente, a pensarci, è vero; l’uomo è una creatura tendente all’incompletezza della propria essenza costituente, forse a volte se ne dimentica, rifugiandosi tra alcune certezze che egli stesso crea. In questo tempo inconsueto, però, ognuno è costretto a rivedere le proprie posizioni: il virus ci ha costretti alla quarantena, ad abbandonare le nostre abitudini, a crearne alcune nuove; e ancora ci ha imposto la riflessione (un esercizio dal quale trarre giovamento), l’isolamento, il trovare parole nuove per raccontare ciò che sta avvenendo e il cambiamento nel quale siamo coinvolti.
Ma come resistere al contagio? Anzitutto rispettando le regole per il bene di se stessi, dei propri cari e del prossimo, e cercando di sfruttare a pieno il tempo di cui si dispone, cercando di valorizzare ciò che solitamente viene trascurato. Si sopravvive al contagio, se di questo momento di sospensione esistenziale, si riesce a trarre la lezione di resistere per esistere, poiché l’atto stesso della resistenza rappresenta in sé, il trionfo dell’uomo sull’avversità, la vita che si batte per se stessa, il giorno che trionfa sulla notte.