Film

Favolacce: come il malessere prende il sopravvento

Alfonso Martino

La storia vera è ispirata a una storia falsa. La storia falsa non è molto ispirata.”   

Con questa citazione, accompagnata da un’inquadratura in cui è protagonista un paesaggio desolato di periferia caratterizzato dal verde, si apre la pellicola dei fratelli D’Innocenzo, Favolacce, di cui hanno scritto anche la sceneggiatura e che fa seguito a La Terra dell’Abbastanza, la loro opera prima. Il film è valso ai due registi l’Orso d’Argento alla Berlinale 2020 per la miglior sceneggiatura originale.

La trama si focalizza su un gruppo di famiglie all’interno del quartiere Spinaceto di Roma, raccontate da un narratore che legge un diario scritto con una penna verde. Spinaceto è un microcosmo in cui vige una visione distorta della realtà, dove ogni famiglia cerca di mantenere un rapporto di vicinato positivo, il quale è in realtà caratterizzato da sentimenti negativi come l’invidia, la rabbia, l’infelicità e l’egoismo. Quest’ultimo è così forte al punto da rendere invisibili agli occhi dei genitori i loro figli, che tendono a chiudersi in loro stessi e a crescere da soli. Un esempio riguarda Geremia, trattato dal padre Arturo come un suo pari e non come un bambino, venendo a contatto in maniera brutale e priva di filtri con temi delicati come la morte. I registi giocano con il contrasto tra adulti e bambini, dove i primi considerano i secondi solamente come trofei da esporre durante una cena tra le famiglie, come accade nella sequenza che vede Bruno (Elio Germano), imporre ai suoi due figli, Dennis e Alessia, di leggere ad alta voce la loro pagella, piena di ottimi voti. La macchina da presa si concentra sulla reazione entusiasta di Bruno, in netta contrapposizione con Piero, l’altro capofamiglia, che fatica a nascondere l’invidia

I veri sentimenti dei personaggi vengono smascherati dalle inquadrature dei registi, come accade durante una festa del vicinato, in cui Bruno e Piero commentano in maniera animalesca l’outfit di una donna; durante il dialogo, allo spettatore viene mostrato semplicemente lo sguardo dei due uomini, ancor più eloquente delle parole da loro pronunciate. Il malessere dei personaggi viene accentuato dalla regia dei D’Innocenzo, i quali esaltano con dei filtri il verde, colore che non solo delinea la storia sul diario del narratore, ma che caratterizza il contesto urbano, al punto da renderlo irreale, come se ci si trovasse in un mondo inquinato, paragonabile  all’animo dei residenti. In questo contesto così saturo di negatività, ci sono adulti che non riescono a rapportarsi alla realtà, cercando un confronto con i bambini: tra questi troviamo il professore di Dennis e Alessia, che insegna ai suoi alunni come reperire materiale per creare una bomba in casa, o Vilma, la quale si trova incinta molto giovane ed è una delle poche tra gli adulti a parlare con Dennis.

Uno dei personaggi più definiti dalla sceneggiatura è quello di Bruno, animato contemporaneamente da un’eterna insoddisfazione e dalla voglia di dimostrare al prossimo di essere superiore, di essere migliore rispetto agli altri residenti del quartiere. Il conflitto interiore viene enfatizzato nella sequenza in cui l’uomo compra per i suoi figli una piscina gonfiabile, che diventerà un punto di ritrovo per i bambini del vicinato. Durante un bagno notturno in solitaria, la regia mostra le incertezze di Bruno, che ormai arrivato a quella superiorità tanto agognata, decide di bucare la piscina di nascosto, attribuendo in pubblico la colpa agli “zingari maledetti”, trovando così un espediente per allinearsi alla mediocrità del vicinato, per ritornare al punto di partenza: l’essere continuamente insoddisfatto.

Uno dei temi trattati dai registi è la ciclicità del tempo, un loop in cui tutti i personaggi entrano; alcuni di loro provano a scappare dal quartiere, come Vilma, vogliosa di crescere sua figlia in maniera diversa da sua madre, o Arturo, il quale lascia il quartiere insieme a Geremia per cercare una vita diversa. Entrambi i personaggi però non si lasceranno del tutto alle spalle il loro passato, che ritorna attraverso alcune frasi o atteggiamenti; Geremia uscirà dai meccanismi del quartiere, ma la presenza del padre nella sua vita non gli permetterà di cambiare.  

Nel finale il turbinio di emozioni negative che aleggiano intorno a questi personaggi raggiunge il suo apice, in cui gli adulti prendono coscienza dei loro errori, della loro incapacità nel rapportarsi ai loro figli, i quali vengono isolati in un sistema di cui non vogliono fare parte e che combatteranno con ogni mezzo, per evitare di diventare come i loro genitori.