Oltre il confine

La vita dell’uomo come cometa

 Illustrazione di Marged Flavia Trumper

Fisiologia delle comete[1] (poesie scelte 1972-2017) di Francesca Diano

di Renato De Capua

“Fisiologia delle comete (poesie scelte 1972-2017)” (ed. Beroe, 2023) è la silloge che raccoglie, con un criterio selettivo voluto dall’autrice, i componimenti più notevoli nella produzione poetica di Francesca Diano a partire dagli anni ’70 fino al 2017, anche se la stessa ha radici ancor più salde e consolidate, come lei stessa racconta in un suo articolo[2]:

“Non sono molti i poeti che pubblicano per la prima volta alla mia età. In genere chi inizia a scrivere poesia (o anche prosa) da bambino e prosegue per tutta la vita, pubblica relativamente presto. In realtà fu Diego Valeri, il grande poeta, che mi conosceva fin da piccola, a voler pubblicare, quando avevo undici anni, tre mie poesie sulla rivista Padova (ora Padova e il suo territorio) di cui era direttore. […] Credo di aver iniziato a pensare in poesia ancor prima di saper scrivere, perché mi dicono che parlavo in rima.”

L’autrice Francesca Diano

L’opera affronta varie tematiche e molte possono essere le strade che il lettore può scegliere di intraprendere per l’inizio di un’esplorazione.
Nei componimenti spesso la parola è “pronuba del tempo”, ovvero intenta a proteggere ciò che risiede nei meandri del non detto, nell’atmosfera sognante di un silenzio.
In molte poesie emerge un ricercato e continuo confronto con il tempo, una “breve freccia” (come viene definito in Miserere – Lamentazione per Carlo Robert Owen, IV); e poi con i temi del dolore, della morte, del destino; dell’ineffabilità, dell’immaginazione, della potenza creatrice della parola; la poesia di Francesca Diano interroga le umanità e le sue istanze.
Ritrovandosi dinanzi a un corpus poetico che ha in sé molteplici e potenziali centri di sviluppo dialettici, è arduo scegliere un punto su cui focalizzarsi, un solo dettaglio di un grande paesaggio attraverso cui osservare, indagare, espandere lo sguardo per poi comprenderne sinteticamente la bellezza.

In questo caso ho scelto di iniziare dal poemetto omonimo che dà il nome alla raccolta, posto verso la fine della silloge, ma geograficamente centrale all’interno del sistema poetico della Diano.
L’immagine delle comete è già esplicitamente presente in un componimento omonimo dedicato ad alcune figure femminili dell’universo poetico universale: la poetessa greca Saffo, le poetesse inglesi Emily Dickinson, Sylvia Plath e Anne Sexton. Già dall’istituzione di questa prima relazione, la cometa assume una connotazione femminile, immersa nella solitudine; un ente del cosmo che ha in sé una forte e problematica vita interiore, sempre tesa alla ricerca di una risposta, sempre sospesa e in volo, come fu l’anima di queste preziose voci poetiche, amanti e forse troppo poco amate a loro tempo.

Il poemetto “Fisiologia delle comete”, dedicato con devozione al poeta irlandese contemporaneo James Harpur, si apre con un’immagine dinamica e descrittiva delle comete.
Il gerundio “sciamando”, la prima parola del primo verso, rinvia a un flusso veloce e vorticoso e la successiva similitudine “come pesci di barriera”, crea subito un contatto cosmologico tra l’acqua, la dimensione terrena e il cielo.
L’andare delle comete ha una direzione finalistica: convergere “nel ventre del cosmo”, che le chiama a sé per nutrirsi della loro essenza e aggiungere splendore e luce al suo fulgido irradiarsi.

Questi segni che creano solchi celesti sono “angeli dalle ali di farfalla”, hanno occhi e, un po’ come l’uomo, si beffano del Sole.
Esso è sì il fermo reggitore del cielo, ma prova invidia del librarsi di quei corpuscoli effimeri e tendenti all’infrangimento, alla dissoluzione. Forse vorrebbe anch’esso provare l’ebrezza della leggerezza, abbandonarsi al vuoto e sentire la forza violenta di un impatto dirompente.
Così, ciò che potrebbe sembrare la fine, è nuova vita che si compie: le comete si dividono, si svolgono, si dispiegano, si spargono; frammentano quell’apparente unità che le compone e si abbandonano al vento solare, che le trascina e le risospinge nell’esistenza.

E questo loro sfrangersi non avviene casualmente, ma proprio affinché la distruzione abbia luogo, si perpetui l’infinito meccanismo della vita, la natura continui il suo corso nel suo immoto incedere.
In questo senso la natura è leopardianamente indifferente, ciclica nell’affermarsi nel circuito del mondo.
Così si compie la nigredo, quella che in alchimia rappresenta il passo iniziale nel percorso di creazione della pietra filosofale. A questo primo stadio del processo alchemico viene associato il colore nero, accostabile all’oscurità di un caos magmatico. Dopo l’approdo consuntivo alla distruzione, le comete, “gli astri fuggenti dell’istante”, iniziano una nuova esplorazione dapprima tra le costellazioni che, come precedentemente accennato per il sole, hanno il carattere della fissità; successivamente si lanciano, si abbandonano a quel vuoto che ha tanto le sembianze di una terra straniera della quale si vuol conoscere ogni cosa, riempiendosene lo sguardo e cogliendone ogni frutto a piene mani.

In quest’atto creativo che, oltre a essere primigenio e iniziatico, è un atto d’amore, il rito della creazione si compie e la luce ritorna a effondere il suo calore.
Ciò non sarebbe potuto avvenire se la cometa non avesse osato, assetata di scoperta e da un ardore giovane e mai sazio.

Dopo la nigredo, è tempo dell’albedo. Un processo di distillazione chimica è propedeutico alla liberazione dell’anima, avvinta ai legami coercitivi con la corporeità: la materia diviene luce, energia, si ricompone in un’anima che spazia per i cieli e crea disegni geometrici eterei ed effimeri.
Le comete hanno un destino: poter restare in cielo per poco, quanto basta per udire il richiamo di un amore che le attraversa e ne determina l’esattezza del tempo del ritorno.
L’incontro tra le comete e la terra è il rebis tra i due mondi, il matrimonio tra il materico e l’immanente essere qui e la possibilità che insinua i suoi colori cangianti, dando luogo a una commistione cromatica, magnetica; viva forma che vuol esplicarsi nell’accadere, per poi cercare un rifugio sicuro in un’ombra. E quel nucleo che prima aveva convogliato in sé ogni cosa fiorisce e s’infrange.

Ciò che vi era confluito all’interno viene attratto dal cosmo descritto come “sovrano/ […] che si volve come le ruote/ di Ezechiele”.
Il riferimento incastonato nella similitudine è da attribuirsi a Ezechiele (620 a.C. – 570 a.C. ca.), uno dei maggiori profeti e autore dell’omonimo libro della Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana.
In Ezechiele 1, 4-28 c’è la descrizione di un evento straordinario: in lontananza sopraggiungono una grande nube e un turbinio di fuoco, attraverso i quali è possibile scorgere la presenza di quattro esseri, umani nella sembianza e ciascuno aventi quattro facce e quattro ali.
Ogni ala è unita all’altra e, in particolare, due di esse arrivano a toccarsi, mentre le altre due coprono il corpo.
Il loro passo è fermo, deciso, sicuro, senza pieghe di ripensamento; al loro fianco hanno una ruota in grado di muoversi in quattro direzioni, contemporanea al loro moto.

Riannodando il filo del discorso e aggrappandoci alla similitudine ora evocata, ciò che fuoriesce dal nucleo infranto della cometa, in seguito alla rebis, è roteante, sincrono, coerente, compiuto, proprio come quel moto della ruota di Ezechiele.
E in questa immagine sublime, per il suo essere orrifica e al tempo stesso rasserenante, si compie un demiurgico atto d’amore: la rubedo, ossia il compimento del processo alchemico, “atto primo d’amore.”
Questo cammino, allo stesso tempo drammatico e avvincente, sancisce l’eterno inizio e la fine eterna; le dimensioni temporali si compenetrano e si annientano.

Nell’ultimo atto di “Fisiologia delle comete” l’astro diviene immagine dell’anima “che bruciando non arde/ che ardendo non brucia”, scintilla che risplende in un istante, dando luogo all’evento, al sorgere di quella promessa di metamorfosi.
Verso la chiusa del poemetto si è nuovamente irradiati dalla luce: i frammenti di vita, nati in seguito alla caduta, si ricompongono; una nuova creatura, tante piccole forme di vita, come tessere di un mosaico, abitano soltanto l’estensione di un istante e tuttavia sono in grado di eternarlo.
La cometa, immateriale creatura di luce, ritorna al suo cielo e schiude le sue palpebre al mondo, nella consapevolezza che l’esistenza è fuoco fatuo, in quel suo essere “nebula contemplata e contemplante”.

Ripercorrere la traiettoria d’esistenza di una cometa può essere la metafora del percorso di un amore, una lotta con se stessi, un incontro con l’altro, un infrangimento del sé per disperdersi in comunione con l’energia che anima il mondo, quella che solo si può cogliere attraverso un ritorno in se stessi, dopo aver iniziato un viaggio.
Il filosofo Seneca nelle Naturales Quaestiones (VII, 25, 3), riferendosi all’esigenza di una spiegazione razionale del fenomeno delle comete, le definisce “spettacolo che il mondo ci offre”, come se la loro luce aggiungesse valore e significato alle ore della notte, nella misura di un attimo palpitante, nell’orizzonte di attesa di una nuova lucente aurora.

Sempre lo scrittore latino auspicava che un giorno valenti studiosi potessero spiegare questi labientia signa (segni celesti) mediante le leggi scientifiche che li regolano; e se in tal senso l’uomo ha raggiunto risultati importanti, grazie al progresso scientifico, in campo poetico, dovremmo riflettere sull’importante valenza di questo componimento, che, nell’aver voluto cercare le parole per spiegare il ciclo di vita di una stella, lo rapporta a quello della vita di un uomo.

Per tale ragione il poemetto, preso in esame, assume un significato inedito e speciale, sicché per narrare la fisiologia delle comete, ovvero il meccanismo naturale che ne determina l’avvento, bisogna porre al centro della trattazione anche l’uomo, creatura del cosmo che, proprio come le comete, dovrebbe tendere a quell’amore che la natura, scenario in cui la sua anima si libra, gli offre in dono come il bene più prezioso.


[1] Diano F., Fisiologia delle comete (poesie scelte 1972-2017), edizioni Beroe, Vibo Valentia, 2023.

[2] L’articolo è presente sul blog dell’autrice “Il ramo di corallo” ed è consultabile al seguente link:
https://emiliashop.wordpress.com/2023/08/09/francesca-diano-fisiologia-delle-comete-poesie-scelte-1972-2017/.
Si segnala, inoltre, la preziosa intervista di Livio Partiti all’autrice, presente nel sito web “Il posto delle parole”, ascoltabile gratuitamente al seguente link:
https://ilpostodelleparole.it/libri/francesca-diano-fisiologia-delle-comete/