Particularia

LIFE Magazine: l’umanità raccontata dalla fotografia

di Roberta Giannì

“To see the world, things dangerous to come to, to see behind walls, to draw closer, to find each other and to feel. That is the purpose of Life”

“Vedere il mondo, raggiungere cose pericolose, trovarsi e sentirsi vicini agli altri”. Sentiamo continuamente ripetere questa frase, guardando la pellicola di Ben Stiller in veste di regista del 2013 I sogni segreti di Walter Mitty. Una frase che usa un gioco di parole, per ricordarci qual è lo scopo ultimo della vita, in inglese life: lo stesso nome che Henry Luce diede alla sua rivista quando decise di fondarla nel non così lontano 1936, scrivendo nell’editoriale del primo numero della rivista qualcosa di molto simile:

“I sogni segreti di Walter Mitty”, Ben Stiller, 2013

“Vedere la vita, vedere il mondo, essere testimoni oculari dei grandi avvenimenti… vedere cose inconsuete – macchine, eserciti, folle, ombre nella giungla e sulla luna; vedere il lavoro dell’uomo, i suoi dipinti, le torri, le scoperte… vedere le donne amate dagli uomini e vedere i bambini; vedere e assaporare il piacere dello sguardo… vedere e imparare cose nuove. Così vedere ed essere visti diventa ora e resterà in futuro il desiderio e il bisogno di metà del genere umano.”

Henry Luce

Henry Robinson Luce, era un’importante figura nel campo del giornalismo americano. Accanto a LIFE Magazine, Luce vanta la fondazione di due altre importanti riviste conosciute in tutto il mondo: il ben noto magazine americano Time, e Fortune, quest’ultimo focalizzato sul tema dell’economia globale. Luce era convinto che le sue pubblicazioni avessero l’importante compito di educare un pubblico di lettori americani poco informato: per questo scelse per il Time una forma narrativa, che raccontasse le notizie in maniera più semplice e chiara.

Presto, dopo Time e Fortune, la seconda del 1929, nacque LIFE Magazine, quest’ultima divenuta sin da subito popolarissima: era una delle riviste più conosciute al mondo, imitata in molte nazioni.

LIFE Magazine and the Power of Photography exhibition at the Museum of Fine Arts, Boston. October 9, 2022 to January 16, 2023 * Ann and Graham Gund Gallery * Photograph © Museum of Fine Arts, Boston

Non si tratta solo del più importante archivio fotografico degli Stati Uniti: è un constante e attento racconto della società del XX secolo. Le sue copertine, famose in tutto il mondo, hanno raccontato la società del Novecento attraverso tutto ciò che l’ha caratterizzata: i volti di attori e musicisti, i grandi eventi storici dell’umanità, il cinema, la politica e l’attualità, tutti sovrastati dalla grande scritta bianca su sfondo rosso che rese il magazine così facilmente riconoscibile. Immagini in bianco e nero e a colori di una società osservata attraverso lo sguardo attento di 10 milioni di fotografi, ingaggiati da LIFE per raccontare le storie in cui, intenzionalmente e non, si imbattevano. Negli anni ’40 il magazine raccontava la guerra, mentre negli anni ’50, per la sua popolarità, fu scelta da Henry Truman per pubblicare alcune parti delle sue memorie. Nel 1952 fu pubblicato per la prima volta il racconto de Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway, negli anni ’60 si dedicò al racconto della guerra in Vietnam e alle missioni spaziali Apollo che vedevano un’America in corsa contro la Russia per la conquista dello spazio, capitanata da un giovane Kennedy sorridente, anche lui immortalato in una delle tante copertine, insieme alla sua famiglia.

Verso la fine degli anni ’60, il magazine entrò in crisi: nel 1972 si registrò la prima chiusura. Riaprì solo sei anni dopo, su base mensile. Dal 2004 al 2007, LIFE fu poi venduta come settimanale, allegato ad alcuni quotidiani americani, fino alla sua definitiva scomparsa a favore della versione online, in cui è possibile consultare in ogni momento il suo ricchissimo archivio fotografico.

Oggi, le stampe originali, i negativi e gli scritti annessi rimangono nella LIFE Picture Collection di Dotdash Meredith, costituendo un patrimonio culturale senza precedenti.

I fotografi dietro alcune delle copertine più belle di LIFE Magazine

LIFE Magazine vanta tra i suoi collaboratori alcuni dei più grandi nomi nell’ambito della fotografia. Da Robert Capa, che ben documentò lo sbarco in Normandia, uno degli eventi storici più incisivi del Novecento, a Henry Cartier-Bresson, Diane Arbus e Alfred Eisenstaedt, a centinaia di altri collaboratori che, nel corso dell’esistenza di LIFE, con le loro macchine fotografiche, hanno contribuito a raccontare il mondo al mondo, posizionandosi sempre in prima fila in tutti gli eventi che caratterizzarono il XX secolo.

Da quando cominciarono a comparire i primi modelli di macchine fotografiche più piccole, più leggere e più facili da portare in giro, i fotografi iniziarono ad assicurarsi con maggiore facilità uno scatto tra i soldati impegnati nei conflitti della storia, negli eventi mondani più importanti della società di quegli anni e a tutte quelle personalità legate al mondo della musica e del cinema, spesso facendo anche amicizia con loro, avendo così la possibilità di ritrarli in ambienti del tutto spontanei.

Margaret Bourke-White

Photographer Margaret Bourke-White standing by plane while on assignment in North Africa.

Il primo numero di LIFE Magazine è del 23 novembre 1936. La foto in copertina appartiene a una donna sulla trentina e con i capelli biondi: si chiamava Margaret Bourke-White. Nel 1930, Margaret era la prima fotografa occidentale ammessa in Unione Sovietica e fu l’ultima ad intervistare Gandhi, sei ore prima che fosse ucciso. Nelle sue centinaia di migliaia di fotografie si vede tutto il suo amore per l’avventura, la sua sensibilità e il suo coraggio.
Nel 1936, insieme ad Alfred Eisenstaedt, Thomas McAvoy e Peter Stackpole, divenne una dei primi fotografi di LIFE. Il suo scatto, utilizzato come copertina del primo numero, ritraeva la diga di Fort Peck, in Montana, Stati Uniti.

La diga di Fort Peck, in Montana, negli Stati Uniti, fotografata da Margaret Bourke-White. È la prima copertina di Life, uscita il 23 novembre del 1936 (Margaret Bourke-White/TIME & LIFE Pictures)

Philippe Halsman

UNITED STATES – CIRCA 1952: LIFE photographer Philippe Halsman poised w. camera in serious portrait. (Photo by Yale Joel/The LIFE Picture Collection via Getty Images)

Il Magazine del 7 aprile del 1952 aveva una bellissima donna in copertina: la dolce Marylin Monroe in un abito bianco aderente e con le spalle scoperte. Era stato Philippe Halsman a immortalarla: come disse successivamente “di tutte le bellissime donne che ho fotografato, Marylin è quella che ricordo in maniera più vivida”. Ricorda chiaramente come, quel giorno, nella stanza con la giovane attrice erano in tre: lo scatto che la ritrae, e che poi divenne copertina di LIFE, fu il risultato di all’incirca 200 tentativi. Marylin assicurò Halsamn la possibilità di richiamarla, qualora gli scatti non fossero andati bene, “anche alle quattro di mattina”.

Anche se non fece mai effettivamente parte dello staff di LIFE, Philippe Halsman è considerato uno dei più importanti fotografi per la rivista. Fu uno dei primi ritrattisti del secolo (tre delle sue immagini apparvero su francobolli), fotografando numerosissime importanti personalità di quegli anni. “Come fotografo, si tenta di utilizzare gli strumenti del commercio. Se è un pittore che stai fotografando, usi un pennello o un cavalletto per un oggetto di scena. Per uno scultore, uno scalpello. Per Mae West, usi un grande letto”, riferendosi alla nota attrice e autrice di teatro, che col cinema acquistò notorietà per la sua vena disinibita, spiritosa e provocatoria, specialmente nei confronti della censura.

Tra i suoi lavori per LIFE, una copertina degna di nota rimane quella dedicata al maestro del brivido Alfred Hitchcock: nell’immagine si vede il regista circondato dai corvi, un riferimento alla famosissima pellicola The BirdsGli uccelli, tratto dall’omonimo racconto di Daphne du Maurier e in uscita sul finire dell’ottobre del 1963, considerato una delle opere più celebri del regista.

La copertina dedicata all’uscita del film Gli uccelli di Alfred Hitchcock – primo febbraio 1963 (Philippe Halsman/LIFE Magazine)

David Douglas Duncan

UNSPECIFIED – CIRCA 1946: LIFE photographer David Douglas Duncan on assignment in Palestine. (Photo by David Douglas Duncan/The LIFE Picture Collection/Getty Images)

C’è un volto giovane sulla copertina di LIFE del 27 ottobre 1967: si tratta di un soldato, la pelle del volto sporca, lo sguardo smarrito e spaventato. E c’è David Douglas Duncan dietro questo scatto, una delle più belle e toccanti immagini che racchiude la più grande piaga dell’umanità: la guerra.

Un marine durante la battaglia di Con Thien una delle più lunghe e cruente della guerra in Vietnam – 27 ottobre 1967 (David Douglas Duncan/LIFE Magazine)

Considerato uno dei più importanti fotogiornalisti del secolo, ricordava come fosse arrivato alla sua più grande passione quando aveva solo 18 anni. All’epoca si trovava all’Università dell’Arizona; quando apprese di un incendio scoppiato in un hotel, corse sul luogo con la sua Bakelite e scattò una foto a un uomo che disperatamente cercava di salvare una sua valigia. Il giorno dopo apprese che quell’uomo era John Dilliger, noto rapinatore di banche attivo durante la Grande Depressione.

Duncan fu attivo per LIFE soprattutto come fotografo di guerra: si unì ai marines nella Seconda Guerra Mondiale, salì sulla corazzata veloce della Marina degli Stati Uniti, l’USS Missouri, per documentare la resa giapponese, raccontò attraverso i suoi scatti la Guerra in Vietnam, raccogliendoli poi nel libro I Protest – Io protesto, un simbolo di tutti quegli uomini che vivevano e morivano in guerra, con l’ombra della morte costantemente su di essi. 

Per la copertina di LIFE dell’ottobre del 1967, Duncan sceglie di raccontare, attraverso il volto di un giovane marine, una delle battaglie più lunghe e cruente della guerra in Vietnam: la battaglia di Con Thien, la quale, proseguita con fasi alterne fino al 1968, si concluse dopo estenuanti combattimenti e pesanti perdite.

Alfred Eisenstaedt

Alfred Eisenstaedt

Tutta italiana la copertina di LIFE del settembre del 1966: a figura intera, abbigliata in maniera provocante, c’è una bellissima Sophia Loren in lingerie nera, appoggiata al muro: lo scatto appartiene al periodo delle riprese della nota pellicola Matrimonio all’italiana, diretto da Vittorio De Sica.  

Sophia Loren in una delle copertine più contestate di Life – 16 settembre 1966 (Alfred Eisenstaedt/TIME & LIFE Pictures)

Eisenstaedt e Sophia Loren vantavano un’amicizia lunghissima. Furono tantissimi gli scatti del fotografo all’attrice premio Oscar, alcuni dei quali prodotti senza l’intenzione di destinarli a LIFE, ma semplicemente per immortalare il bel sorriso dell’amica Sophia, la sua elegante figura o i suoi grandi occhi scuri sporgere da dietro le pagine di un giornale italiano. Sophia, dal canto suo, ricorda con affetto l’amico fotografo e i bei momenti passati insieme, quando lui la seguiva come un’ombra ma senza mai interferire con le sue attività quotidiane. Nel 1964, Eisenstaedt fece visita a Sophia e a suo marito Carlo Ponti nella loro enorme villa sull’Appia Antica, in Italia. Molti dei suoi scatti all’attrice furono prodotti nel periodo della sua permanenza a casa di Sophia, una casa che lei amava ma che poi fu venduta a seguito della morte del marito.

Mostrare il proprio volto su una copertina di LIFE era qualcosa di molto importante negli anni Novanta, “la cosa migliore che potesse capitare a un’attrice”, ricorda la Loren, la quale apparve sulle copertine di LIFE per ben sette volte, tra gli anni ’50 e gli anni ’60: era, come ammise lei stessa, “qualcosa di incredibile”.

LIFE oggi

LIFE Magazine nella sua versione cartacea non esiste più da ormai tantissimi anni. Al suo posto, la versione online continua a condividere con le persone del mondo un archivio fotografico vastissimo, raccontando la storia dell’umanità attraverso gli occhi dei suoi fotografi. Sembra, tuttavia, che la versione online non sembra destinata ad essere l’unica opportunità di mantenere viva Life: lo scorso giovedì 28 marzo è stata annunciata la decisione di ripristinare la pubblicazione della rivista in formato cartaceo. La decisione rientra nell’accordo tra Dotdash Meredith – il più grande editore statunitense, possessore di note riviste quali People e InStylee Bedford Media, start-up fondata nel 2023 dall’imprenditore miliardario Joshua Kushner e da sua moglie Karlie Kloss, modella e imprenditrice. Non è ancora nota la frequenza della pubblicazione, anche se l’idea è di renderla un trimestrale, con il primo numero previsto per l’inizio del 2025. La versione digitale sarà comunque portata avanti da Bedford Media, che si occuperà di video, podcast, eventi e collaborazioni con altri marchi, mentre i diritti dell’archivio fotografico e degli articoli saranno sempre di Dotdash Meredith.

Per il suo ruolo chiave nel racconto del Novecento, LIFE negli anni è divenuta una rivista simbolo della storia umana: un racconto di tutto ciò che siamo, musica, arte, guerra, morte, vita, costruito su scatti sublimi attraverso cui ricordare la sofferenza, la fragilità e allo stesso tempo la forza delle persone nel mondo, che ogni giorno aggiungono un pezzo al grande puzzle della storia umana, sia che siano dietro a una macchina fotografica, sia che siano in prima linea nel caos e nella bellezza della vita.