Letteratura

MAGIA E STORIA: CULTI E RACCONTI DALL’ANTICO A OGGI

di Roberta Giannì

Dalla sua origine, l’uomo ha riconosciuto sin da subito la presenza del magico e del fantastico nella sua quotidianità. La magia era un qualcosa di potente, che si manifestava in forma di elemento naturale o di spirito, e non tutti sapevano padroneggiarla. Colui che deteneva questa capacità spesso veniva identificato di rango superiore all’interno del gruppo, con conoscenze che andavano al di là di quelle legate a strategie di  caccia o alla raccolta dei frutti della terra. “Magia” intesa in senso odierno non ha lo stesso significato che ha avuto nel corso della storia, nelle credenze dei diversi popoli. Per noi, la magia è il possesso di abilità che permettano di alterare gli eventi intorno a noi; nell’antico invece, la magia era associata a delle sfere completamente diverse, si caratterizzava di una valenza propiziatoria per le numerose attività del quotidiano, oppure poteva fare riferimento al mondo religioso o al mondo dei morti.

Per ciò che concerne l’età preistorica, la presenza di una sfera magica è fortemente connessa ai riti propiziatori per caccia e raccolta, azioni che dovevano garantire la sopravvivenza del gruppo. Sono l’arte e la cultura materiale di una popolazione a dimostrare tale presenza: le meravigliose pitture rupestri ritrovate all’interno di grotte spagnole e francesi hanno una forte funzione comunicativa, con proprietà magiche propiziatorie per la caccia e la fertilità della terra.

Di diverso carattere è la magia che successivamente venne introdotta all’interno della società egizia. Molte tra le divinità appartenenti al pantheon egizio possedevano dei poteri magici, come Heka, ritenuta la deificazione della Magia. E’chiaro dunque come per gli Egizi la sfera magica sia legata al mondo religioso e a quello dei morti, al mondo dell’al di la per il quale i defunti venivano preparati seguendo precise pratiche. Per compiere il suo viaggio il defunto poteva disporre del Libro dei morti, una raccolta composta da formule magico-religiose atte alla protezione di colui che doveva compiere il proprio viaggio nell’al di là. Il “libro” si compone di diversi testi accompagnati da illustrazioni, in tutto 192 formule. Con il Libro dei morti la magia diviene conoscenza, il potere di conoscenza delle cose della vita e oltre.

La vita quotidiana era importante per qualsiasi uomo di qualsiasi civiltà; dunque, vivere in armonia era una prerogativa fondamentale. Nel Vicino Oriente del I millennio a.C. questo era ben chiaro, infatti di forte presenza erano i namburbi, termine che in sumero e in accadico indicava una sorta di esorcista. Essi avevano il compito di recitare preghiere ed incantesimi a favore di un cliente che chiedeva di scongiurare delle sventure: si rivolgevano a divinità quali Ea e Marduk, dèi della Magia, invocando la protezione per il cliente. Le sventure potevano derivare da diversi tipi di presagi, che andavano dalla semplice vista nelle case di formiche o di lucertole, alla presenza, in casa, di Spettri, Demoni o di Stregoneria, intesa come magia negativa o incantesimi che potevano aver colpito un uomo e una donna. Spesso anche il re si rendeva partecipe di queste cerimonie, specie quando erano mirate a far si che armata e animali reali non fossero mai colpiti da mal di testa o pestilenze varie.

Demoni e Spettri, nell’antica Mesopotamia, continuamente influenzavano malignamente la vita quotidiana; il tocco di uno di questi poteva addirittura essere fatale, persino gli dèi ne erano tormentati. Esistevano perciò una serie di incantesimi contro questi Demoni, denominati “I Sette”:

Il primo dei Sette è il vento del sud […]; il secondo è un drago con le fauci spalancate, che nessuno può [contrastare?]; il terzo è una feroce pantera […]; il quarto è un terrificante serpente; il quinto è un leone inferocito, che è impossibile respingere; il sesto è l’incursione […], che contro il dio e il re […]; il settimo è una terribile tempesta”

(Thompson 1903-04, p. 88).

Come i Demoni, anche gli Spettri vagano sulla Terra, tormentando i vivi che avevano trascurato i riti per i defunti: quando un defunto non beneficiava di offerte quali cibo o libagioni, ritornava sulla Terra come spirito malvagio. Per combattere le continue presenze maligne, era stata dunque creata una raccolta di incantesimi, formule e rituali. Tra questi molto utilizzato era il maqlû, in parte svolto durante la notte, in cui si chiedeva al fuoco di bruciare lo Spettro, il Demone o lo stregone fonte del male di una persona, e il ŝurpu, incantesimo purificatore.

Nei miti greci, il fantastico e la magia si presentano soprattutto nei testi letterari e si associano a figure fantastiche come sirene, giganti cannibali e mostri, bacchette magiche o riti per evocare i morti. Come non ricordare Circe, la dea-maga descritta da Omero nell’Odissea, che Ulisse incontra sull’isola di Eea, colei che vive in un palazzo circondato da bestie selvatiche che altro non sono che uomini trasformati dai suoi sortilegi. Ulisse deve fronteggiarla, lei ha trasformato i suoi uomini in porci e li ha rinchiusi nelle stalle. Con un erba magica fornitagli dal dio Ermes che gli permette di resistere ai sortilegi della maga, Ulisse ordina a Circe di liberare i suoi compagni, poi ne diviene l’amante per un anno. Quando è il momento di ripartire, Circe avverte Ulisse e i suoi uomini di fare attenzione nella prosecuzione del loro viaggio, tra gli scogli delle Sirene, cantatrici marine che incantano gli uomini fino a condurli alla morte:

«Σειρῆνας μὲν πρῶτον ἀφίξεαι, αἵ ῥά τε πάντας 
ἀνθρώπους θέλγουσιν, ὅτίς σφεας εἰσαφίκηται.
ὅς τις ἀϊδρείῃ πελάσῃ καὶ φθόγγον ἀκούσῃ
Σειρήνων, τῷ δ’ οὔ τι γυνὴ καὶ νήπια τέκνα
οἴκαδε νοστήσαντι παρίσταται οὐδὲ γάνυνται,
ἀλλά τε Σειρῆνες λιγυρῇ θέλγουσιν ἀοιδῇ,
ἥμεναι ἐν λειμῶνι· πολὺς δ’ ἀμφ’ ὀστεόφιν θὶς
ἀνδρῶν πυθομένων, περὶ δὲ ῥινοὶ μινύθουσιν»

«Tu arriverai, prima, dalle Sirene, che tutti
gli uomini incantano, chi arriva da loro.
A colui che ignaro s’accosta e ascolta la voce
delle Sirene, mai più la moglie e i figli bambini
gli sono vicini, felici che a casa è tornato,
ma le Sirene lo incantano con limpido canto,
adagiate sul prato: intorno è un mucchio di ossa
di uomini putridi, con la pelle che raggrinza»

Omero, Odissea XII,39-46

Anche la letteratura latina prevede che la magia sia spesso una protagonista: ne L’Asino d’oro di Apuleio,  Lucio è un ragazzo che la magia trasforma in un asino e che dovrà affrontare una serie di peripezie prima che la dea Iside riesca a ritrasformarlo in umano.

Il Medioevo incontra una forte intromissione della Chiesa, che aspramente combatte il paganesimo e dunque tutte le forme di magia ad esso legate. Il secolo XI vede l’introduzione di una nuova terminologia: si distingue infatti tra maleficae, malefici e strigae. I primi si rivolgono a coloro che fanno uso di sortilegi, immagini di cera, che sanno scatenare tempeste o gettare su altri il malocchio; il secondo fa riferimento a donne che sanno volare, che rapiscono bambini per poi cibarsene e che hanno la capacità di assumere forme diverse. Risulta ovvio pensare che l’esistenza delle seconde sia negata da molti. La Chiesa diviene persecutrice di tutto ciò, di tutti coloro che giudicava capaci di esercitare l’arte della stregoneria, ne vedeva eretici da estirpare. Tra il 1440 ed il 1550 vennero condannate al rogo circa 100.000 donne perché identificate come streghe.

L’età moderna vede la magia correre parallela alle nuove conoscenze scientifiche e filosofiche: ne il De Occulta philosophia di Cornelio Agrippa von Nettesheim viene riconosciuta come “scienza più perfetta” ed il suo autore la suddivide in naturale e celeste (magia bianca) e cerimoniale (magia nera o necromantica). Sarà l’Illuminismo a sconfiggere definitivamente le credenze magiche, elevando il sapere scientifico al primo gradino della cultura dominante. Le streghe e le arti magiche finiscono dunque legate alla sola letteratura: si ricordino le tre streghe dell’opera Macbeth di William Shakespeare o la maga Alcina dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto, per alcuni versi molto simile alla Circe di Ulisse, come la stessa capacità di trasformare gli uomini in bestie o in piante.

La magia e il fantastico oggi hanno un significato del tutto moderno. Sicuramente non hanno smesso di essere le principali protagoniste di moltissimi racconti, il cinema pullula di pellicole di maghi e stregoni. La scienza che gli illuministi hanno così tanto ostentato si è fatta spazio nel moderno e ha relegato per sempre la magia in un mondo astratto ma che ancora affascina le genti; d’altronde, tutti hanno bisogno, anche solo per un momento, di riprendere fiato in un mondo che non sia quello della realtà.