Archeologia

Tutankhamon, un ragazzo divenuto faraone

Roberta Giannì

Che si abbiano 5 o 20 anni, se si nasce in una famiglia reale ci sono dei doveri da compiere; a prescindere dall’età. La storia è popolata di uomini e donne che da giovanissimi hanno dovuto mettere da parte la loro crescita naturale ed innescare un processo di crescita “artificiale”, una crescita controllata e velocizzata, dettata da doveri ed obblighi in genere riservati agli adulti: doveri politici, sociali, economici, addirittura legati a strategie di guerra. Il faraone Tutankhamon, di tutto ciò, ne sapeva qualcosa.

Noto come “faraone fanciullo”, nasce dall’amore incestuoso di un fratello e una sorella della dinastia reale. Il suo nome significa “Immagine vivente di Amon”. Il suo predecessore, Akhenaton, aveva adottato nel momento della sua ascesa al trono, l’idea dell’abbandono del culto politeista tipico egiziano, a favore dell’adorazione dell’unico dio Aton, il disco solare; tuttavia la sua scelta scatenò delle rivoluzioni che lo portarono inesorabilmente alla fine del suo regno. Tutankhamon gli successe in un’età compresa tra i 9 e i 10 anni e ripristinò il culto politeista in Egitto. Data la sua giovanissima età, venne affiancato da personalità importanti, relative ai campi dell’amministrazione dello Stato, delle funzioni religiose e dell’esercito. Il ragazzo regnò fino ai suoi 17/18 anni, attento alle esigenze dei suoi sudditi più poveri e particolarmente dotato nelle arti della musica e del canto. Tuttavia, nel momento in cui raggiunse l’effettiva età per governare il suo regno senza ausilio alcuno, morì. Il 4 novembre del 1922, l’archeologo H. Carter apriva la porta della tomba in cui venne sepolto, compiendo una delle scoperte più importanti della storia dell’archeologia. La tomba, identificata come KV62, venne individuata nella Valle dei Re e quel 4 novembre, il primo segno della sua presenza che stava per rivelarsi fu uno dei primi gradini della scala che conducevano ad un luogo ipogeo. La camera del faraone venne aperta da Carter soltanto un anno dopo, alla presenza di un folto pubblico. Essa si presentava come l’unica decorata, e il predominante colore giallo le valse l’appellativo di “camera d’oro”. Il faraone era stato deposto all’interno di ben tre sarcofagi, uno all’interno dell’altro, di cui solo il terzo era in oro massiccio; quando venne rimosso, Tutankhamon si mostrò ai suoi scopritori con una maschera, in oro massiccio anche questa, con lapislazzuli e paste vitree, la quale doveva riprodurre le fattezze del giovane faraone in vita. A causa dei numerosi unguenti spalmati sul corpo del defunto nel corso della sua mummificazione, la mummia aderiva perfettamente al sarcofago d’oro in cui era stata deposta e risultava perciò difficile estrarla senza danneggiarne delle parti; Carter stesso ne produsse dei danni.

Ma perché il faraone morì così giovane? Numerosi studiosi per anni hanno tentato di avere delle risposte attraverso l’uso della tecnologia odierna. Il primo a voler indagare sulla sua morte fu R. Harrison dell’Università del Liverpool il quale, nel 1968, fece una serie di indagini medico-legali, tra cui radiografie ai raggi X della mummia. Ciò che emerse fu che il cranio presentava diversi frammenti e un rigonfiamento nella zona occipitale; alcune costole erano assenti, altre erano fratturate in più punti. Le ipotesi sulla sorte del faraone iniziarono a farsi sempre più numerose e all’inizio comprendevano anche una caduta fatale dalla biga oppure addirittura un assassinio. Solo le recentissime analisi avanzano invece l’ipotesi che il faraone fosse un ragazzo fortemente malato. Il documentario della BBC dal titolo Tutankhamon – The Truth Uncovereddel 2014 ha mostrato i risultati dell’immersione del corpo del faraone nella più completa autopsia “virtuale” mai eseguita sui suoi resti, completata con estese analisi genetiche, una serie di radiografie e più di 2 mila scansioni computerizzate. Agli occhi degli studiosi emerse dunque un faraone ben diverso da quello che la sua maschera funeraria lasciava intendere: sembra infatti che il ragazzo avesse dei denti particolarmente sporgenti e al posto del fisico atletico presentasse fianchi larghi;  un piede equino lo costringeva all’ ausilio di bastoni, presenti difatti nella sua tomba in un numero di 130 elementi. Anomalie riscontrate nel palato hanno fatto supporre agli studiosi che anche questa parte soffrisse di malformazione congenita. E come se non bastasse, sembra che il faraone soffrisse del morbo di Köhler, causata normalmente da una diminuzione di afflusso di sangue negli arti che porta alla necrosi dell’osso scafoide, e fosse affetto da malaria, che aveva contratto più volte nella sua forma più grave. Fino alla fine dei suoi giorni, Tutankhamon lottò col gran numero di anomalie fisiche e malattie che lo affliggevano finché una di queste non pose fine alla sua difficile esistenza. È chiaro che il faraone soffrisse di squilibri fisici anche a causa della parentela dei suoi genitori: essi, fratello e sorella, si erano uniti in matrimonio per rispettare le consuetudini politiche dell’epoca che volevano che le dinastie reali non fossero macchiate da sangue non reale, dunque non era assolutamente raro che dei consanguinei si unissero in matrimonio, a discapito della salute dei futuri figli ai quali trasmettevano coppie gemelle di geni nocivi, rendendoli soggetti ad un assortimento di difetti genetici.

Il viso e il corpo del faraone nel corso del tempo sono rimasti intatti grazie al processo della mummificazione, e per preservarlo da calore ed umidità ma anche dalle orde di turisti che vanno a conoscerlo ogni giorno, oggi è conservato in una teca di plexi-glass climatizzata, all’interno del suo luogo di sepoltura. Dal 2005, la moderna tecnologia ha permesso al mondo intero di vedere finalmente le reali fattezze del faraone: alcuni studiosi hanno diffuso infatti l’immagine ricostruita del volto e del corpo di Tutankhamon, in tutte le loro caratteristiche. Zahi Hawass, archeologo, egittologo e segretario generale del Consiglio supremo delle antichità egizie, che a lungo si è occupato del faraone fanciullo fino a ricostruirne, tramite DNA, la genealogia, ha dichiarato di aver potuto finalmente guardare negli occhi il faraone e di essere rimasto alquanto affascinato: era quello uno dei momenti migliori della sua intera esistenza.