Filosofia

Un ponte verso l’anima. Il sogno secondo James Hillman

Lorenzo Plini

Nonostante sia una disciplina relativamente giovane, nata solamente sul finire dell’Ottocento, la psicoanalisi ha conosciuto un rapido sviluppo alimentato dai tanti eventi traumatici avvenuti nel secolo scorso e ormai scritti indelebilmente nei libri di storia. Caratteristica della psicoanalisi è quella, soprattutto nella sua prima fase, di occuparsi dell’inconscio e dei sogni. Come ogni disciplina scientifica vi sono teorie che nel corso del tempo possono essere confermate o smentite del tutto, essere accolte o respinte.

Quella di James Hillman sui sogni (1926-2011) si discosta completamente dalla teoria più in voga all’epoca e che ancora oggi è tenuta in grande considerazione, legata soprattutto alla figura del padre fondatore Freud e in misura minore a Jung (Hillman si considera un junghiano). Proprio come Freud, anche Hillman per la costruzione della sua teoria sui sogni parte proprio dalla psiche dell’uomo occidentale inserito nella sua cultura e società, ma li accomuna solamente questo tratto iniziale. Si perché se immaginiamo il sogno come una sorta di ponte sospeso sul nulla e che collega due mondi distinti, ci rendiamo subito conto delle direzioni divergenti che seguono i loro pensieri. È una differenza tanto netta quanto semplice. Sigmund Freud nella sua Interpretazione dei sogni (1899), cerca di condurre il sogno fuori dal mondo notturno – dal quale nasce – per portarlo nel mondo reale, in quello diurno, nella vita di tutti i giorni, per poter decodificare il messaggio che contiene e adattarlo alla vita del paziente preso in analisi. Inoltre i sogni sarebbero legati ai desideri sessuali presenti nell’inconscio di ogni individuo, in particolare a quelli che sono difficili o addirittura impossibili da realizzare e questo provoca nell’individuo ciò che Freud chiama “nevrosi”.

Dato alle stampe ottanta anni dopo quello di Freud, Il sogno e il mondo infero contiene, invece, un interpretazione provocatoria e di controtendenza. Per Hillman il processo di interpretazione dei sogni viene considerato completamente sbagliato, quasi dannoso, perché distorce ciò che il sogno è in realtà. Il sogno non è un misterioso messaggio da interpretare, a cui dare un senso letterale. Non deve essere il sogno ad adattarsi alla vita del paziente ma viceversa. Se seguiamo la direzione opposta intrapresa da Freud sul ponte chiamato sogno, giungiamo proprio al mondo infero. Ma cos’è il mondo infero? Hillman si richiama ad Omero e alla mitologia greca collocando i sogni direttamente nel regno di Ade, metafora per descrivere ciò che secondo lui c’è nel profondo (la cosiddetta psicologia del profondo) di ogni individuo: un mondo “oscuro” di sola psiche, fatto di immagini e a cui si può accedere solamente attraverso il sonno, una condizione per certi versi molto simile alla morte: d’altronde nell’Odissea Hypnos (sonno) e Thanatos (morte) sono gemelli. Secondo Hillman quelle che vediamo nei sogni sono immagini di sola psiche, le persone che fatto parte dei nostri sogni sono in realtà maschere che rivestono ruoli archetipi (chiaro richiamo a Jung), non sono le copie delle persone reali che conosciamo, così come il sogno non è il frutto di situazioni vissute quando siamo svegli o ricordi del mondo diurno. Quindi in questo stato per certi aspetti vicino alla morte, il sogno sarebbe un linguaggio, il mezzo attraverso cui la psiche comunica con se stessa. A questo punto Hillman afferma che bisogna continuare a proseguire la strada sul nostro ponte sospeso, alla stesso modo in cui ci abbandona su una zattera alla deriva. E alla fine di questo ponte Hillman colloca l’anima. Argomento difficile trattazione, che va oltre la psicoanalisi e si colloca a metà strada tra la filosofia e la religione. Ma Hillman va oltre quando afferma che il compito del sogno non è quello di insegnarci a vivere meglio di giorno, a superare le nostre paure, a risolvere i nostri conflitti, a compensare qualcosa o a trovare il nostro percorso nella vita. Il sogno, per Hillman, non sarebbe altro che l’opportunità quotidiana che ci viene data per imparare a morire. Notte dopo notte, fino all’ultima. Ma questa visione, cioè la possibilità di cogliere l’idea del mondo infero viene ostacolata da tre impedimenti: il materialismo, che si mostra proprio nella visione che Freud ci da nel suo libro; la tendenza a pensare per opposti; la prospettiva tutta cristiana e occidentale che si manifesta nella figura di Cristo, che a causa della sua resurrezione ci fa percepire la morte come qualcosa di estremamente negativo.

Nella sua Interpretazione dei sogni Freud si era accorto che dietro al sogno vi era l’ignoto, ma dopo aver sbirciato dietro il telo e aver visto l’immensità che si celava, lo aveva richiuso colto dalla paura. Quello di Hillman è un tentativo di fare luce, e lo fa percorrendo una strada che nessuno aveva percorso prima, richiamandosi alla mitologia, ad un mondo lontano ed ormai perduto.