Particularia

The Americans: la storia americana negli scatti di Robert Frank

Trolley – New Orleans 1955. From The Americans© Robert Frank

di Roberta Giannì

Lascio a voi la scelta.
Le mie foto non hanno
un inizio e una fine.
Stanno nel mezzo.

(Robert Frank)

Il mondo, così come lo vediamo, è sempre stato raccontato da chi lo abita. Artisti, musicisti, scrittori, fotografi, tutti loro hanno sviluppato un terzo occhio, un occhio che facesse vedere, nel modo in cui loro stessi riuscivano a vedere, anche al resto delle persone. Che si tratti di parole, di immagini, di fotografie o note musicali, tutto si delinea come racconto del mondo in cui viviamo, perché in grado di rievocare momenti importanti, ricordi, profumi e colori, persone conosciute nel corso del viaggio della vita o anche solo pura e semplice quotidianità.

Alcuni scelgono di diventare fotografi perché guardando attraverso un obiettivo possono fermare il tempo. La fotografia non è solo impugnare una macchina di fronte a qualcosa o qualcuno; è poter spegnere per un momento il tempo che scorre e bloccare in quell’esatto momento la scena che abbiamo davanti. La fotografia è conoscere le persone, cosa le accomuna e cosa le differisce le une dalle altre, è scoperta e riscoperta, è crescita, è memoria: è il mondo. Nel corso della nostra esistenza tutto ciò è stato raccolto in numerosi scatti, in raccolte, ognuna di esse un racconto di un pezzo di vita. Probabilmente era questo a cui aspirava Robert Frank quando, nel 1955, chiese una borsa di studio alla Fondazione Gugghenheim per finanziare il progetto di “The Americans”.
“The Americans” è pura fotografia statunitense. È bar, volti, strade, negozi, quotidianità americana raccontata da tutto ciò che le appartiene. Degli scatti di Frank, lo scrittore Jack Kerouac disse:

«Quella folle sensazione in America, quando il sole picchia forte sulle strade e ti arriva la musica di un jukebox o quella di un funerale che passa. È questo che ha catturato Robert Frank nelle formidabili foto scattate durante il lungo viaggio in quarantotto stati su una vecchia macchina di seconda mano».

Frank aveva dunque impugnato la sua macchina fotografica e aveva fermato il tempo in quell’America degli anni ’50, l’America del dopoguerra, del boom economico, delle auto nuove e della gente ricca, i televisori e la segregazione razziale, un’America ricca che andava a cena nei dinner, icone della moda degli anni ’50. La raccolta del “The Americans” raccoglie foto scattate da Frank viaggiando in 48 Stati tra il 1955 ed il 1956, con uno stile del tutto nuovo, non sempre apprezzato.

Elliott Erwin della nota agenzia Magnum fece infatti notare:

“Era l’inizio di quel tipo di fotografia che faceva Robert: era apparentemente sciatta, ma solo apparentemente, e molto emozionante”.

Dunque, una fotografia che in pochi riuscivano a capire davvero e che i grandi nomi come Magnum o la rivista Life avevano disdegnato, non riuscendo a percepire l’innovazione perché al di fuori dei loro schemi. Con “The Americans” Frank aveva percorso gli Stati Uniti a bordo di una vecchia automobile, compiendo un viaggio on the road in perfetta solitudine se non per la sua macchina fotografica, con la quale scattava immagini che rovesciavano il modo d’intendere della fotografia presente fino ad allora. Nella fotografia di Frank non è presente una gerarchia, vi è libertà di movimento, non vi è differenza tra bianchi e neri, tra giovani e vecchi, tutti sono sullo stesso piano, al contrario del tessuto della realtà in cui vivono. I soggetti raramente guardano l’obiettivo, probabilmente nemmeno si accorgono di essere fotografati, molte immagini sono addirittura inquadrate male o sono sfocate, insomma tutto riporta alla volontà di non seguire quelli che erano i canoni classici della fotografia. I volti esprimono la pura “americanicità“, comunicano concetti del tipo “noi siamo fatti così e non ci importa se la cosa non ti piace, noi siamo così nella realtà”. In quegli scatti tutto è America: la ragazza in attesa nell’ascensore, lo sguardo serio di alcuni ragazzi alla guida di un auto dal manubrio sottile, la bandiera svolazzante dinanzi ad alcune finestre, al cui interno si celano individui attratti dall’esterno ma allo stesso tempo immersi nella loro tranquillità casalinga, gli sguardi rubati ai passeggeri di un tram, Los Angeles, il parco di Cleveland in cui un ragazzo tatuato sonnecchia tranquillo. I volti di tutto ciò che non vuole essere un’opinione o una critica, ma vuole mostrarsi così com’è nella vita reale.

Oggi Frank è uno degli esponenti più osannati della fotografia americana, il suo “The Americans” è stato in grado di lasciare un’impronta indelebile nelle menti degli americani; i suoi scatti hanno svuotato completamente i soggetti delle costruzioni culturali che li definiscono nella realtà, immortalano la realtà come mai prima, una realtà piena di uomini smarriti e con la tipica inquietudine esistenziale, uomini sullo stesso piano di tutti gli altri nel mondo.